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Alimenti e bevande

Che cosa decide l'accesso a un mercato alimentare: la registrazione dello stabilimento e l'etichetta, molto prima del laboratorio.

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Un prodotto alimentare non entra in un mercato perché ha superato una prova di laboratorio. Entra perché risulta iscritto nel registro giusto e perché l'etichetta dice quello che l'autorità pretende. Nell'Unione economica eurasiatica la cosa prende la forma di due documenti alternativi sotto il TR CU 021/2011: la dichiarazione di conformità EAC, oppure il certificato di registrazione statale quando il prodotto rientra fra gli alimenti specializzati, cioè alimenti per lattanti, prodotti dietetici a fini medici, acque minerali sopra 1 mg/dm³, prodotti per sportivi e integratori. Quale dei due si applica lo decide il prodotto, non la preferenza del fabbricante.

La registrazione che pesa di più arriva quasi sempre prima del prodotto e riguarda l'impresa o lo stabilimento. In Cina i Decreti GACC 248 e 249 impongono dal 1° gennaio 2022 un Cypher ID per ogni sito produttivo, e possono ottenerlo soltanto i fabbricanti, non i distributori. In India la licenza di importazione FSSAI è intestabile solo a una società registrata in India, e poi ogni partita richiede un NOC del Food Import Clearance System. In Marocco il deposito passa obbligatoriamente da un rappresentante locale. La prima domanda quindi non è quale laboratorio, è chi sarà titolare della registrazione.

Un fabbricante italiano parte con qualcosa in mano: le Normes Marocaines sono in larga misura armonizzate con quelle europee, e un sistema ISO 22000 o HACCP documentato, come la marcatura CE, alleggerisce il percorso. Non alleggerisce l'etichetta, che è il punto in cui le pratiche cadono. In Cina la contro-etichetta deve riportare il numero Cypher e la dogana non distingue fra un'etichetta incompleta e un prodotto fuori norma. In Israele l'ebraico è un obbligo di legge. In Marocco servono francese e arabo senza claim medici, perché «cura» sposta la pratica dall'ONSSA alla DMP. Negli Emirati la MOIAT rifiuta invece di chiedere un'integrazione.

Sopra lo strato tecnico ne corre uno religioso, commerciale nei fatti. Nel Golfo la certificazione halal vale solo se rilasciata da un organismo accreditato da ESMA, dalla SFDA o dal GCC Accreditation Center, e il perimetro comprende produzione, stoccaggio, trasporto e vendita: la conformità si perde in stabilimento anche quando la formulazione è a posto. In Israele il kosher non è imposto dalla legge ma decide l'accesso agli scaffali. Il laboratorio torna centrale in un caso solo di questa sezione, le macchine per l'industria alimentare, dichiarate secondo il TR CU 010/2011 con il TR CU 004 per la bassa tensione e il TR CU 020 per l'EMC.

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Domande frequenti

Al mio prodotto serve la dichiarazione EAC o il certificato di registrazione statale?

Il certificato di registrazione statale se il prodotto figura fra gli alimenti specializzati: alimenti per lattanti e per la prima infanzia compresa l'acqua destinata ai lattanti, prodotti dietetici a fini medici e profilattici, acque minerali con mineralizzazione superiore a 1 mg/dm³ o con sostanze biologicamente attive ai livelli balneologici, prodotti per sportivi e per donne in gravidanza e in allattamento, integratori alimentari. Tutto il resto va in dichiarazione di conformità, con validità abituale da tre a cinque anni.

Il certificato halal che ho ottenuto in Europa è valido nei paesi del Golfo?

Solo se l'organismo che lo ha rilasciato è accreditato da ESMA negli Emirati, dalla Saudi Food and Drug Authority in Arabia Saudita o dal GCC Accreditation Center. Al di fuori di quell'elenco il documento non ha valore allo sdoganamento e la dogana non svincola la merce. Verificate l'accreditamento dell'organismo prima di commissionare l'audit di stabilimento.

Ci dica che cosa esporta

Mandi nome del prodotto, codice HS e dati tecnici. Riceve il percorso applicabile, l'elenco dei documenti e i tempi, prima di qualsiasi impegno.

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