Etichettatura alimentare negli Emirati: requisiti ed errori
I sei elementi obbligatori su un'etichetta alimentare per gli Emirati, i cinque errori che fanno respingere le spedizioni e perché il formato della data conta.
L’ECAS è la condizione per entrare negli Emirati e l’EQM è un marchio di qualità: quale serve, e dove si bloccano le registrazioni.
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Negli Emirati la domanda non è se il prodotto è sicuro, ma sotto quale schema viene registrato. L’ECAS, Emirates Conformity Assessment Scheme, è la condizione di ingresso: obbligatorio per i prodotti regolamentati, valido un anno e da rinnovare ogni anno. L’EQM, Emirates Quality Mark, è un marchio di qualità volontario, dura tre anni e comporta l’audit di fabbrica. Volontario con un’eccezione che riguarda parecchi esportatori italiani: per l’acqua in bottiglia e minerale, per gran parte dei succhi e delle bevande e per alcuni prodotti lattiero-caseari l’EQM è obbligatorio. Chi vende bevande lo tratta come requisito, non come fregio facoltativo.
Un fabbricante italiano arriva con un fascicolo costruito per la marcatura CE: prove secondo la direttiva bassa tensione, prove EMC, dichiarazione di conformità. Quelle evidenze in gran parte viaggiano, il certificato no. Il MOIAT accetta di norma i rapporti e i certificati CB quando sono recenti e coprono le deviazioni nazionali degli Emirati, ed è lì che il fascicolo europeo si scopre incompleto. La temperatura ambiente è la deviazione che ferma più registrazioni: un apparecchio qualificato per un ambiente europeo va riprovato per le condizioni del Golfo, e la prova supplementare emerge a domanda già aperta.
L’altro punto di blocco è l’etichetta, che si valida insieme alla domanda e quindi prima della stampa. Per gli alimenti l’inglese è obbligatorio e l’arabo si può aggiungere, ma dove compare deve essere corretto; servono fabbricante e importatore locale, la composizione completa in ordine decrescente di massa con gli allergeni evidenziati, i valori nutrizionali e le date nel formato giorno-mese-anno. Quattro respingimenti su cinque nascono da omissioni: l’informazione esisteva già in azienda e non è arrivata sull’etichetta nella forma che gli Emirati richiedono.
Un dettaglio procedurale decide il calendario: la domanda si presenta dall’interno del Paese. Serve un soggetto con licenza commerciale valida negli Emirati e un account sul sistema MOIAT, quindi l’importatore o un rappresentante locale, non la fabbrica in Italia. Da domanda completa al rilascio dell’ECAS mettete in conto da quattro a otto settimane, e le domande incomplete non restano in coda, tornano indietro. L’autorità è il MOIAT: l’ESMA è confluita nel ministero nel 2020, gli schemi hanno tenuto il proprio nome, e molto materiale ancora in circolazione indica l’autorità sbagliata.
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I sei elementi obbligatori su un'etichetta alimentare per gli Emirati, i cinque errori che fanno respingere le spedizioni e perché il formato della data conta.
Di norma sì. Il MOIAT accetta rapporti e certificati CB recenti, a condizione che coprano le deviazioni nazionali degli Emirati. La più frequente riguarda la temperatura ambiente: un prodotto qualificato solo per le condizioni europee richiede una prova supplementare. Chiedete al laboratorio di inserire le deviazioni degli Emirati nel programma iniziale, perché aggiungerle dopo significa una seconda sessione di prove e una domanda che riparte.
Nella maggior parte dei casi no, e prenderlo quando basta l’ECAS è la spesa inutile più comune, perché l’EQM aggiunge l’audit di fabbrica. Serve dove è obbligatorio, cioè per l’acqua in bottiglia e minerale, per gran parte dei succhi e delle bevande e per alcuni prodotti lattiero-caseari, e quando lo richiede il capitolato di una gara pubblica.
Mandi nome del prodotto, codice HS e dati tecnici. Riceve il percorso applicabile, l'elenco dei documenti e i tempi, prima di qualsiasi impegno.
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