Conformità delle apparecchiature elettriche nel Golfo e in MENA
MOIAT, SABER, G-Mark ed ESMA sono schemi distinti con un obiettivo comune: quali prodotti servono, che cosa provano i laboratori, che cosa va nel fascicolo.
Certificato, dichiarazione o approvazione: quale strumento richiede il vostro prodotto, chi lo rilascia e dove cade la responsabilità.
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La certificazione di prodotto attesta che un determinato prodotto rispetta requisiti tecnici definiti, e va tenuta distinta dalla certificazione di sistema, che riguarda l'organizzazione che lo fabbrica. Sotto lo stesso nome convivono strumenti diversi. Il certificato di conformità nasce dall'esame di un organismo di certificazione accreditato. La dichiarazione di conformità la firma il fabbricante sotto la propria responsabilità. L'approvazione, o omologazione, è un atto dell'autorità che precede l'immissione sul mercato. Quello che cambia da uno strumento all'altro è chi risponde del prodotto e quanto controllo di terza parte interviene prima della vendita.
Per un fabbricante italiano il percorso abituale è l'autodichiarazione. La marcatura CE su un apparecchio in bassa tensione si regge sulla direttiva bassa tensione 2014/35/UE, sulla direttiva EMC 2014/30/UE e sulla RoHS 2011/65/UE: individuate le norme applicabili, eseguite le prove, completate il fascicolo tecnico, firmate la dichiarazione e apponete il marchio, senza che un organismo debba intervenire. Fuori dall'Unione questo percorso spesso non è disponibile. Il TR CU impone per molti prodotti un organismo di certificazione accreditato, e negli Emirati o in Arabia Saudita la merce si sdogana solo dopo un'approvazione registrata a nome del prodotto.
È il percorso a decidere il costo, non la tariffa del certificato. Una dichiarazione costruita sulle prove che avete già in casa incide poco. Un certificato rilasciato per la produzione in serie attiva l'audit dello stabilimento, il prelievo dei campioni e la sorveglianza periodica. Un certificato valido per una singola partita si paga di nuovo a ogni spedizione. Sopra tutto questo pesa il riconoscimento del laboratorio: un rapporto emesso da un laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 che il paese di destinazione non riconosce va rifatto per intero, e le prove ripetute costano più dell'istruttoria.
Lo strumento applicabile non si sceglie. Lo fissano gli elenchi di prodotti allegati al regolamento tecnico, in base a tipo di prodotto, tensione, destinazione d'uso e livello di rischio, e presentare una dichiarazione dove serve un certificato porta al rifiuto dei documenti in dogana. Quello che resta nelle vostre mani è l'ordine del lavoro. Stabilire lo strumento e confermare il laboratorio prima di prenotare le prove è il passaggio che evita di pagare due volte la stessa verifica. L'articolo qui sotto mostra la stessa logica applicata alle apparecchiature elettriche.
Nessun articolo corrisponde.
MOIAT, SABER, G-Mark ed ESMA sono schemi distinti con un obiettivo comune: quali prodotti servono, che cosa provano i laboratori, che cosa va nel fascicolo.
No. La dichiarazione UE produce effetti nello Spazio Economico Europeo e non ne produce altrove. Quello che si riusa sono le prove che la sostengono: i rapporti di un laboratorio accreditato ISO/IEC 17025 e il fascicolo tecnico alimentano la pratica TR CU o quella del Golfo, a condizione che le prove siano state eseguite secondo la norma che il paese di destinazione applica davvero e da un laboratorio che quel paese riconosce.
No, l'inquadramento non spetta al richiedente. Ogni regolamento tecnico porta in allegato l'elenco dei prodotti soggetti a certificazione e quello dei prodotti ammessi alla dichiarazione, e la collocazione discende dal tipo di prodotto, dalla destinazione d'uso e dall'incidenza sulla sicurezza. Un inquadramento sbagliato costa il rifiuto dei documenti e l'esposizione a sanzioni, e la via corretta va comunque affrontata dopo, prove da rifare comprese.
Mandi nome del prodotto, codice HS e dati tecnici. Riceve il percorso applicabile, l'elenco dei documenti e i tempi, prima di qualsiasi impegno.
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