Certificare prima di firmare: un caso di abbigliamento per bambini

I fabbricanti trovano un distributore, firmano il contratto di fornitura e programmano le consegne prima di occuparsi della certificazione. Per l'abbigliamento per bambini quest'ordine è pericoloso: una quota di fibra sintetica normale altrove non supera le prove di igroscopicità secondo le norme GOST, e il certificato non viene rilasciato.
La sequenza abituale, e perché è quella sbagliata
I fabbricanti esteri aprono di solito un nuovo mercato cercando clienti, partner commerciali o distributori. Presa in sé, è una scelta sensata.
Il problema è quello che viene dopo. Trovato il cliente e firmato il contratto di fornitura, presi dall’entusiasmo per il risultato, la maggior parte dei fabbricanti dimentica del tutto la certificazione, finché non diventa urgente.
La domanda che chiude i progetti: e se, poco prima della consegna, il prodotto risultasse non conforme ai requisiti del paese di importazione?
Il caso
Un’azienda stava per esportare abitini per bambine di sei anni. Cliente trovato, contratto firmato, consegna programmata. La certificazione non sembrava un ostacolo rilevante.
Lo era.
I requisiti per i prodotti destinati ai bambini sono molto severi, il che da un lato è giusto, dall’altro rende la vita difficile a chi produce. L’abbigliamento per bambini deve contenere la minor quantità possibile di fibra sintetica, e moltissimi capi non superano le prove di laboratorio esattamente per questo motivo.
Il meccanismo è semplice. Un capo con una percentuale eccessiva di fibra sintetica non supera le prove di igroscopicità, cioè la capacità del tessuto di assorbire acqua. Il risultato è un rapporto di prova negativo: la qualità del prodotto non risponde ai requisiti GOST, e per quel prodotto non può essere rilasciato alcun certificato.
Che cosa può fare il fabbricante
Un errore non preclude l’accesso al mercato in modo definitivo.
Anche dopo un primo esito negativo, il fabbricante può modificare il prodotto seguendo le osservazioni riportate nel rapporto di prova e sottoporlo di nuovo a prova. Corretti i difetti, il certificato di conformità viene rilasciato.
Questa è la buona notizia. La cattiva è la posizione in cui si resta: rinegoziare la data di consegna con un cliente che ha già firmato, mentre il prodotto viene riprogettato.
La raccomandazione
Iniziare l’ingresso sul mercato dalla certificazione, non dai contratti.
Quando si sa che la qualità del prodotto risponde ai requisiti del paese di importazione, si possono firmare gli accordi e programmare le consegne con tranquillità. Cambiare l’ordine non costa nulla e salva l’unica cosa che non si recupera, la finestra di consegna che è già stata promessa.
Fonti
- TR CU 007/2011, Sulla sicurezza dei prodotti destinati a bambini e adolescenti, Commissione Economica Eurasiatica
- Norme GOST per l’igroscopicità e le prove sui tessili adottate insieme al TR CU 007
Domande frequenti
Perché l'abbigliamento per bambini non supera le prove di certificazione?
Perché i requisiti per i prodotti destinati ai bambini sono severi sul contenuto di fibra sintetica. Un capo con una percentuale eccessiva di sintetico non supera le prove di igroscopicità, cioè la capacità del tessuto di assorbire acqua, quindi il rapporto di prova è negativo e nessun certificato può essere rilasciato.
Un esito negativo chiude il progetto?
No. Un errore non preclude l'accesso al mercato in modo definitivo. Il fabbricante può modificare il prodotto seguendo le osservazioni riportate nel rapporto di prova e sottoporlo di nuovo a prova; corretti i difetti, il certificato di conformità viene rilasciato.
Qual è l'ordine consigliato?
Prima la certificazione, poi i contratti. Quando si ha la certezza che la qualità del prodotto risponda ai requisiti del paese di importazione, gli accordi con i clienti si possono firmare e le consegne si possono programmare con tranquillità, invece che nell'ordine inverso.
Non sa quale si applica al suo prodotto? Ce lo mandi e glielo diciamo


